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Quello che “AH! MA QUINDI NON POSSO…?”

Qui solitamente mi scatta il “Ma dici davvero o mi stai prendendo in giro?!”

Ce ne sono diverse versioni, e qui ne riporterò solo alcune tra le più eclatanti.

Negozio vicino al mare. Estate. Tempo di clienti che, di ritorno dal mare, entrano a farsi un giro in negozio, con le ciabatte piene di sabbia e la pelle ancora unta di crema solare.

Ma… ma…. ma…. p@#* mis#@^… sssgrunt!

No, non è invidia: è più… voglia di qualcosa di rispettoso. Ecco.

Tipo, avere cura di non sedersi sul divano in tessuto con la crema solare ancora addosso, o non 14calpestare i tappeti pelosoni con le ciabatte insabbiate, o non sdraiarsi sopra i tavoli in vetro poggiando le braccia unte, o non andare in bagno a pulire i piedi del bambino (considerando che anche quelli della mamma, ovviamente, non sono tanto puliti).

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Quella che “MIO FIGLIO È FATTO COSÌ”

Premetto che io non ho figli e quindi ogni argomento che segue verrà affrontato nei limiti della mia inesperienza: quindi mi scuso con le mamme. Da parte mia, credo comunque di avere un po’ di buon senso e lo userò per commentare le vicende: penso che tanto basti, no? Oh, poi se qualche mamma vuole aiutarmi a vedere la cosa in maniera diversa…ben venga!!! 🙂

Qualche anno fa, vecchio negozio. E per la felicità di tutti i bambini che son passati, anche tanto spazio di passeggio, corse e giochi tra i box di esposizione. I genitori ovviamente erano meno felici perché non riuscivano a tenerli calmi: considerazione valida per quasi tutti. Oggi vi racconto di una di queste eccezioni, e di un’altra che non so in che categoria inserirla.

Io ho sempre pensato che all’ingresso del negozio ci fosse una molla. Una cosa tipo lo starter del flipper: quella leva che si tirava e che, quando la lasciavi, spingeva via la pallina ed iniziava la gara… Ecco, quella. flipperSecondo me all’ingresso del negozio ce n’era una che funzionava sui bambini. Li vedevo arrivare attraverso la porta a vetri tenendo tranquillamente e pacatamente la mano della mamma, ma appena questa si richiudeva alle loro spalle, i bambini partivano indemoniati lasciando la mano e iniziando a correre all’impazzata e gridando. Proprio come la pallina del flipper. E quando arrivavano ai box delle camerette, con tutti i giochi e i colori a loro disposizione, era come quando la pallina rimbalzava sotto il funghetto e ad ogni blink salivano i punti alle stelle. Alcune volte a tutto questo si aggiungevano i salti sopra ai letti e ai divani, con le scarpine “sante” e le mani sporche. Soltanto alcune volte, purtroppo, seguiva un rimprovero e una richiesta di scuse. Altre volte, invece, c’era lo sguardo rassegnato della mamma e il suo commento tipico “Eeeeh, che ci devo fare, mio figlio è fatto così!”

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B&B da Alberto Angela…

…o da controllore di volo, se preferite. In altre parole, un titolare del B&B con la gestualità talmente accentuata (e soprattutto inutile) da rischiare lo schiaffone ad ogni movimento.

Ormai siamo a giugno, c’è aria di vacanze (almeno quella, visto che soldi per viverne realmente non ce ne sono. Suvvia! Bicchiere mezzo pieno!). Quale miglior momento per aprire il capitolo “gite fuori porta da ricordare”?
Sì, certo, per la compagnia, per i monumenti visitati, per il divertimento, ma in questo caso soprattutto per i personaggi incontrati.

Oggi c’è “Alberto Angela”, da immaginare come nella parodia di Neri Marcorè.

Il B&B si trova a Roma, in una zona bellissima vicino al Vaticano. La scelta inizialmente è stata fatta sulla base della posizione geografica e del prezzo. Dopo aver conosciuto lui abbiamo capito che non avremmo potuto fare scelta migliore: un ragazzotto che ricordava Alberto Angela anche esteticamente, e che ci ha descritto la zona e le possibilità che questa ci avrebbe offerto nei vari momenti della giornata. Come mai avevo visto.

Piccola premessa: sarà difficilissimo descrivere questi momenti visto che sono tutti conditi di gestualità piuttosto che parole, ma ci proverò. Merita.

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Quello che “TU CUCINI E IO DECIDO”

Giugno 2012. Entra una coppia: ogni volta che ne vedo una entrare in negozio, penso ai primi insegnamenti del buon vecchio ex titolare (come direbbe il mio Gigione: un misto fra Califano e Les Gold): “se è una coppia giovane, è chiaro che sono ragazzi che andranno a convivere o si sposeranno, quindi basta conquistare lei…e il gioco è fatto. Se è una coppia grande, saranno sicuramente abituati all’arredamento di una volta, quindi non proporre mai qualcosa di tanto diverso premendo sul fatto che quello che hanno è fuori moda, perché si offendono. Mi raccomando punta sempre su di lei…Tanto è lei che decide. Lui, al massimo, paga!”

arnoldQuel giorno in negozio è entrata l’eccezione: lui che decide. Ma decide tutto. Decide la composizione della cucina, il materiale, gli elettrodomestici, e decide anche che sarà lei a cucinare. Non solo! Per tutta la progettazione, trattativa e vendita sostiene, in presenza di lei con mani strette fra le ginocchia e sguardo in basso:

“Io non ho voce in capitolo: tanto è lei che cucina. Alla fine sceglie lei. Io la consiglio solo perché io me ne intendo di un po’ di tutto, e invece lei no”.

Sarà…Ma d’ora in poi ti chiamerò Raniero. Fai un po’ te!

Un cinque alto alla modestia.

Si prevede un ottimo matrimonio basato sul rispetto e la comprensione. Ahhh, beata Fosca…

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