Tag: clienti

Pssst! Ehi, tu! Ne capisci?

Difficile posizionare questo articolo. In teoria non farebbe parte di nessuna di queste sezioni a disposizione ma lo inserisco qui, dove si parla di clienti “speciali” anche se stavolta anch’io ero cliente.
Supermercato, reparto frutta.
Come al solito ero andata per prendere una cosa soltanto, ma tempo di entrare e attraversare due, tre corsie che già sembravo un giocoloriere alle prime armi.
Busta di latte, barattolo di marmellata, busta di insalata, due sacchetti di surgelati… tutto di diverso peso e di diversa forma. E dovevo ancora prendere la confezione di fette biscottate, motivo per cui ero andata a far la spesa.
Mi trovavo al reparto verdure dopo aver preso l’insalata e mi fermo a pensare a come incastrare tutto al meglio per poter anche aggiungere, alla piramide di prodotti che già avevo nelle braccia, la confezione maxi di fette: inconsciamente lo faccio guardando le cassette di mele. Forse in cuor mio speravo che qualche Melinda mi potesse aiutare?
In quel momento sento una voce “oh, te ne intendi?”

Oh signur! La voce di Melinda? Paura! Sgrano gli occhi per capire se fossi impazzita, e nel frattempo “Che dici? Eh? Che dici?”

Leggi tutto Commenti (0)

Quella che “PORTO LA MIA AMICA, LEI SÌ CHE NE SA…”

Dal mio ufficio, per com’è posizionato rispetto al negozio, non vedo chi arriva, non vedo chi entra… posso solo sentire: la porta che si chiude, i passi, le voci. È divertente ogni volta “giocare” a indovinare le fisionomie, il tipo di cliente e soprattutto quello di cui può aver bisogno, prima di raggiungerli e vederli. A volte indovino, a volte no… ma ci sono volte in cui mi rendo conto che sarebbe stato impossibile riuscirci. Quello che racconto oggi è un caso di questi.

insegnPersonaggi principali: Rita Pavone (la cliente piccolina, frenetica, poco paziente, scattosa, euforica, e che deve comprare la cucina) e la Dott.ssa Marisa Ricci di College (l’amica che ne capisce….).

Sento la porta aprirsi e chiudersi, e a seguire il vociare di due signore. Una che dice “Quant’è bella questa lampada?! Ma sarà l’originale? – click click – non funziona! Vabbè, sarà finta. Anzi no, forse non è collegato il filo. Vedo dove va il filo… da qui… va qui, poi va qui…”: era una cliente alquanto irrequieta, interessata ai complementi di arredo. La sua amica, con fare serafico risponde alla sua prima domanda “No, ma certo che non è l’originale… si vede lontanto un chilometro”: era una cliente calma, tono maestrina.

Mi avvicino per riceverle, e sorridendo lancio il mio solito “Buongiorno! Benvenute! Posso aiutare?”

Rita, piccolina, con jeans, scarpe da ginnastica, taglio corto sbarazzino, chewingum, molleggiatissima, mi fa “Ciao! Siamo venute per una cucina” – ecco, ho perso – “Ho poco spazio, quindi so già che non mi ci va nulla, ma vorrei riuscire ad inserire comunque una composizione originale”, e mentre parla già zompetta verso la cucina più accessoriata, moderna e costosa che abbiamo in negozio. “Tipo questa… non ci andrà mai a casa mia”.

Io prendo fiato per dire “Ma anche se ha poco spazio non vuol dire che deve scegliere una cucina standard! Ce l’ha le misure che facciamo una prova?” ma la sua amica mi batte sul tempo, rivolgendosi a lei con voce composta, occhialino con catenella, e abitino da signora “Ma tu la puoi comporre come vuoi! Ci sono tanti pezzi a disposizione! Nei tuoi 3,10 metri entrano 5 pezzi da 60 cm”.

Leggi tutto Commenti (0)

Quello che “Tarapìa tapiòco….”

A volte mi veniva chiesto di spostarmi all’altro punto vendita: 40 Km più a nord di quello dove lavoravo io che già si trovava a 25 Km da casa mia: eh che tempi, quando l’autostrada era la mia casa!

Per me non era un problema: ormai c’ero abituata e in fondo mi piaceva anche cambiare posto ogni tanto. Showroom diversi, vendite diverse (in quantità e qualità), e soprattutto clientela molto molto diversa. Non per niente, molte storie esistono anche grazie a questi miei continui spostamenti una volta 60 Km a nord, una volta 50 Km a ovest, una volta 25 Km verso est…

Questo era il più lontano non solo da casa mia, ma anche dal mio dialetto, dal mio modo di ragionare e, soprattutto, era in una città tipicamente rivale della mia.

Premesso questo.

Pomeriggio qualunque tra quelli in cui mi trovavo in questo negozio al “nord-nord”. Arriva un signore tale e quale a Lamberto Dini: una certa età, distinto, faccia seria. Sorrido dando il benvenuto, lui con un cenno della mano mi ferma e dice “Faccio un giro e poi semmai la chiamo, signorina”. L’ho solo salutato! Non avevo intenzione di alitargli sul collo, ma lui si è voluto assicurare che non lo facessi. Vabbè.

Dopo qualche minuto si affaccia nel mio ufficio, con la stessa faccia impassibile “Signorina, adesso avrei bisogno di lei”.

Leggi tutto Commenti (0)

Quello che “TZÈ… GUARDA CHE IO LO SO…”

Di solito è grande: diciamo pure anziano. Di quelli “deve ancora nascere quello che mi prende in giro” e “io potrei essere tuo nonno, quindi taci”. Quel giorno è arrivato in negozio con l’apetto (o ape, o motore, o treruote, ecc. ecc.).

ape1Premetto che il negozio era in una zona industriale: un capannone con uno spazio enorme per parcheggio e soprattutto per la manovra dei camion. L’accesso a questo spazio era leggermente in discesa e capitava di frequente che qualcuno la prendesse un po’ troppo allegramente in entrata o in uscita, e ogni volta ci scappava minimo il parafango rotto.

Ecco: in questa pista di rally improvvisata, è arrivato il tale in questione, con il suo bel mezzo moderno e roboante.

VROOM…

VROOOM…

Arriva velocissimo e frena di botto (come a voler accennare un’inchiodata, un testacoda… boh!) direttamente davanti all’ingresso. Scende atleticissimo, entra e grida “C’è nessunooo?”

Leggi tutto Commenti (0)