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Quello che “Tarapìa tapiòco….”

A volte mi veniva chiesto di spostarmi all’altro punto vendita: 40 Km più a nord di quello dove lavoravo io che già si trovava a 25 Km da casa mia: eh che tempi, quando l’autostrada era la mia casa!

Per me non era un problema: ormai c’ero abituata e in fondo mi piaceva anche cambiare posto ogni tanto. Showroom diversi, vendite diverse (in quantità e qualità), e soprattutto clientela molto molto diversa. Non per niente, molte storie esistono anche grazie a questi miei continui spostamenti una volta 60 Km a nord, una volta 50 Km a ovest, una volta 25 Km verso est…

Questo era il più lontano non solo da casa mia, ma anche dal mio dialetto, dal mio modo di ragionare e, soprattutto, era in una città tipicamente rivale della mia.

Premesso questo.

Pomeriggio qualunque tra quelli in cui mi trovavo in questo negozio al “nord-nord”. Arriva un signore tale e quale a Lamberto Dini: una certa età, distinto, faccia seria. Sorrido dando il benvenuto, lui con un cenno della mano mi ferma e dice “Faccio un giro e poi semmai la chiamo, signorina”. L’ho solo salutato! Non avevo intenzione di alitargli sul collo, ma lui si è voluto assicurare che non lo facessi. Vabbè.

Dopo qualche minuto si affaccia nel mio ufficio, con la stessa faccia impassibile “Signorina, adesso avrei bisogno di lei”.

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Quello che “TZÈ… GUARDA CHE IO LO SO…”

Di solito è grande: diciamo pure anziano. Di quelli “deve ancora nascere quello che mi prende in giro” e “io potrei essere tuo nonno, quindi taci”. Quel giorno è arrivato in negozio con l’apetto (o ape, o motore, o treruote, ecc. ecc.).

ape1Premetto che il negozio era in una zona industriale: un capannone con uno spazio enorme per parcheggio e soprattutto per la manovra dei camion. L’accesso a questo spazio era leggermente in discesa e capitava di frequente che qualcuno la prendesse un po’ troppo allegramente in entrata o in uscita, e ogni volta ci scappava minimo il parafango rotto.

Ecco: in questa pista di rally improvvisata, è arrivato il tale in questione, con il suo bel mezzo moderno e roboante.

VROOM…

VROOOM…

Arriva velocissimo e frena di botto (come a voler accennare un’inchiodata, un testacoda… boh!) direttamente davanti all’ingresso. Scende atleticissimo, entra e grida “C’è nessunooo?”

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Colloquio con David Zed

O anche pinguino, manichino, imbalsamato, che dir si voglia.

È uno dei primissimi colloqui, subito dopo essere stata costretta a lasciare il rutilante mondo del tirocinio: anno 2009.

David-ZedEra un periodo sicuramente più roseo dal punto di vista lavorativo (c’erano possibilità, magari poche, ma c’erano), tant’è che alle prime ricerche e ai primi invii di CV, corrispondevano quasi sempre almeno i colloqui.
Voglio raccontare uno di questi, che ricorderò sempre con “affetto” perché è stato il primo nel settore vendita in showroom, e perché mi ha permesso di conoscere Mr. David Zed (per la serie anche tu sei degli anni’80 se… ti ricordi di lui! 😀 ).

Negozio di arredamento (in realtà vendevano solo certi prodotti di arredo, ma non voglio specificare troppo). Un grande nome che è (o meglio, era) presente in tutt’Italia, punto vendita più o meno a 30 Km da casa mia, e il mio CV che rispondeva in pieno alle loro richieste: età massima 30 anni (allora ci rientravo… per un pelo, ma c’ero), anche prima esperienza, titolo di studio attinente.

Mi presento al colloquio con una grossa agitazione iniziata già da casa che mi ha portato per tutto il tragitto a macinare le scatole del mio consorte che aveva (mal) pensato di accompagnarmi.

Arrivo, entro in negozio e senza inoltrarmi troppo, inizio a cercare con lo sguardo chi mi aspettava per il colloquio. Nella mia visuale c’era una famigliola seduta su un divano con il bimbo che ci rimbalzava sopra e, seduto, un signore distinto, con un mega sorriso fiSSo (e notevolmente fiNTo) che discuteva con loro in merito alla scelta di un colore. Non c’erano altri venditori/venditrici. Aspetto di incrociare il suo sguardo.

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Quello che “AH! MA QUINDI NON POSSO…?”

Qui solitamente mi scatta il “Ma dici davvero o mi stai prendendo in giro?!”

Ce ne sono diverse versioni, e qui ne riporterò solo alcune tra le più eclatanti.

Negozio vicino al mare. Estate. Tempo di clienti che, di ritorno dal mare, entrano a farsi un giro in negozio, con le ciabatte piene di sabbia e la pelle ancora unta di crema solare.

Ma… ma…. ma…. p@#* mis#@^… sssgrunt!

No, non è invidia: è più… voglia di qualcosa di rispettoso. Ecco.

Tipo, avere cura di non sedersi sul divano in tessuto con la crema solare ancora addosso, o non 14calpestare i tappeti pelosoni con le ciabatte insabbiate, o non sdraiarsi sopra i tavoli in vetro poggiando le braccia unte, o non andare in bagno a pulire i piedi del bambino (considerando che anche quelli della mamma, ovviamente, non sono tanto puliti).

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