Colloquio con la banda Bassotti

banda-bassottiTutto serve per fare esperienza: e se tanto mi dà tanto, il colloquio con la Banda Bassotti vale doppio! Ne ho beccati 2, nascosti dietro nomi diversi per lo stesso obiettivo: reclutare imbroglioni.
E’ successo in un periodo in cui battevo a tappeto ogni sito, ogni agenzia, ogni link che mi sembrava minimamente interessante per la mia ricerca di lavoro: uno di questi, con il senno di poi, non lo consulto più (non solo per questo motivo), ma allora era uno di quelli che cliccavo tutte le mattine. Caffè a sinistra, biscotto in bocca e mouse sulla destra, con la rotella impazzita su e giù per controllare i nuovi annunci. Mi avevano detto che era importante beccarli appena usciti. E io avevo preso il consiglio in parola.
Una mattina trovo un annuncio che recitava così: “Nuova azienda cerca personale per ruoli tecnici e amministrativi. Inviare CV specificando per quale settore ci si propone”. Bene. Seleziono il mio CV in versione generica e invio. Il pomeriggio stesso mi chiamano. “Accipicchia…ho fatto centro!!!” Colloquio il pomeriggio successivo alle 15.30. Nell’annuncio, di fianco al recapito telefonico (cellulare) e all’email, c’era il nome dell’azienda: curiosa come una faina, corro su internet a cercare informazioni al riguardo.
“Azienda tal dei tali…mmm niente. Allora…azienda tal dei tali a giodisseatown… mmm… niente. Mmm. Niente. Niente? Bon, sarà talmente nuova che non c’è ancora su internet…” Lo ammetto, non ci ho creduto nemmeno io quando l’ho pensato, ma la voglia di sapere che non era una fregatura era talmente tanta che me la sono fatta andare bene.
Il giorno dopo vado lì. Ufficio anonimissimo, in un posto anomalo (un piccolo spazio ricavato da un garage tra un meccanico e uno studio di cartomanzia… mmm). allibita3Entro e mi siedo. Entra un ragazzo che, rivolgendosi alla segretaria, fa “Sono qui per il colloquio”. Mmm.

Dopo di lui altri con la stessa trafila “Salve sono qui per il colloquio: avevo appuntamento alle 15.30”.

Gli sguardi aumentano, alcuni iniziano a scuotere la testa, altri si confrontano con il vicino di poltroncina “Scusa ma anche tu…”. In dieci minuti la sala d’aspetto si riempie.

La segretaria solleva la cornetta. “Signore, sono arrivati tutti” . Gli sguardi si allargano anche di più, e le teste si girano velocemente a destra e sinistra a cercare qualche espressione di conforto che non c’era. Si apre una porta ed entra il bassotto n°167, che forse somigliava più al commissario Basettoni, ma vabè. “Benvenuti! Ora inizieremo con i colloqui. Andremo in ordine di come siete arrivati: la mia segretaria vi chiamerà di  volta in volta”. Detto questo, scompare dietro la stessa porta da cui è entrato. Io sono la prima: mi chiamano ed entro.

La persona che ho trovato lì dentro era la stessa di prima ma solo fisicamente: inizia a parlare con fortissimo accento non locale, velocissimo e senza guardarmi mai, e dico mai, in faccia. Mi è sembrato di capire che fossero un’azienda incaricata da aziende più grandi e importanti, di selezionare il personale per conto loro. “E da quando in qua, un’importante azienda che metà popolazione italiana farebbe i salti mortali per entrare a farne parte, ha bisogno di nascondersi dietro un’azienda sconosciuta per selezionare personale?”

In poche parole offrivano un mero porta a porta per la vendita di contratti luce, gas ecc ecc. Se il colloquio fosse andato bene mi avrebbero chiamato per andare un giorno in prova il lunedì successivo: sarebbe servito a loro per valutare me, e a me per valutare loro. Da lì sarebbe iniziato il lavoro vero e proprio, prima in affiancamento e poi da soli. Infine si sarebbe arrivati all’apertura del point con gli uffici, dove, in alternativa, si poteva decidere di spostarsi a lavorare. “Dove ovviamente, signorina, guadagnerà di meno e avrà meno soddisfazione ma sa, io lo dico perchè so che per molti è un’ambizione…”. Già… che scemi, eh?

“Io ho finito. Se ha qualche domanda, dica pure. Altrimenti ci salutiamo qui, per ora”.  Avrei voluto dire “Sì, ho una domanda: non hai domande per me?  Quando inizia il mio colloquio? Ti sei solo lodato e sbrodolato te… sulla base di cosa mi giudicherai???”, ma mi sono limitata a un freddo e falsissimo “No, nessuna domanda. È tutto chiarissimo”. Mi sono alzata pensando “È chiarissimo che è una gran fregatura e spero vivamente di non risentirti”. Nella sala d’aspetto mi sono sentita tutti gli occhi puntati addosso e non ho resistito a non esclamare un “In bocca al lupo…” ricchissimo di significato.

Tornata a casa, mi metto di punta a cercare informazioni riguardo questa fantomatica azienda Tal dei Tali, e inizio a trovare discussioni nei forum: gente che raccontava cose di ogni tipo (tutte negative, ovviamente), come il giorno di prova fosse già abbastanza assurdo per far capire che genere di lavoro fosse, gente che ai primi commenti preoccupati per la tipologia di approccio usata con i clienti, veniva offesa, umiliata, e in alcuni casi lasciata a piedi nei paesi dell’entroterra dove si andava appositamente a trovare le persone meno informate, più anziane, ecc ecc. Da denuncia, insoomma. E di denuncia si è parlato, ma al contrario: è stato uno di quest’azienda che è intervenuto in queste discussioni a insultare e minacciare di denunciare la gente. In nessun post ha mai cercato di spiegare, scusarsi, anche cercando di capire quali fossero questi soggetti che potrebbero essere elementi negativi da eliminare.

Per fortuna non mi richiamano.

Mesi e mesi dopo trovo un altro annuncio. Diverso. Sempre generico, ma meno: si parlava di posto per inserimento dati e aggiornamento database. Si chiedeva una certa esperienza nell’uso di alcuni software e si offriva anche alloggio, qualora fosse necessario. Città: la mia seconda casa. Felicissima, invio il mio CV e, felicissimamente, ricevo risposta lo stesso giorno via mail, e il giorno dopo al telefono. Organizzato il colloquio, corro a fare il biglietto del treno. Si parte!!! Mi aveva dato l’indirizzo, ma non ero certa di aver scritto bene: conosco quella città e so che in questa zona ci sono una marea di uffici e ogni palazzo ha “scala A”, “scala B”, “scala C”… e almeno metà alfabeto. Quindi cerco di richiamare. Dico “cerco” perché mi dice che il numero è inesistente. Inesistente? Ma ho ricevuto un’ora fa una chiamata da questo stesso numero…

Mmm…. annamobbbene….

Stessa trafila: cerco su internet, ma non trovo nulla. Questa volta cerco subito approfonditamente, e per lo meno non trovo forum che ne parlano.

“Vorrà dire che mi faccio una rimpatriata”, mi dico. E parto.

Treno, viaggio, arrivo, e vado a destinazione. Non c’è il nome sul campanello. Mmm… “Quasi quasi riparto”. Mentre rimango ferma a pensare se andarmene o tentare, arriva una ragazza pomposa, truccata e profumatissima. Va decisa verso il campanello: scorre con il dito, suona e fa “Sono Tizia, per il colloquio. Ho appuntamento per le 9.30”.

:O Dejavù…

La ragazza sale, e io mi precipito a vedere il campanello che ha suonato: effettivamente in piiiccolo, di fianco a un altro nome, c’era scritto quello dell’azienda che mi aveva chiamato. Ormai c’ero, e almeno per la curiosità di sapere se fossi finita nella stessa trappola, suono. Arrivo al piano, entro e c’erano già altre ragazze che mi guardano con quello sguardo ormai famoso. Una lo abbassa subito e scrolla la testa, un’altra sorride rassegnata. Io vado dalla segretaria e lascio il mio CV. Arrivano altri ragazzi. Stessa trafila: la segretaria fa la telefonata interna comunicando che i polli erano tutti in gabbia e che si poteva rammaricocominciare. Identico. Stesso copione. Dalla porta sbuca la prima e unica differenza: al posto del ragazzotto tutto d’oro, c’è un mocciosetto, immerso in un completo giacca e cravatta di quattro taglie più grandi, che con un sorriso a 32 denti ci dà il benvenuto con un’energia tipo animatore da villaggio turistico.

Chiamano la prima ragazza, che a tempo di record ri-esce dalla stanza con un mezzo sorriso rassegnato e ci saluta. Le altre sono rimaste dentro per un tempo più normale. Poi tocca a me. L’entusiasmo del piccoletto era lo stesso che aveva avuto in sala d’attesa: gran sorriso, belle parole, energia a palla. Questa volta l’accento era locale e la spiegazione è stata molto più chiara (conferma perfettamente quello che avevo capito la prima volta).  “Di inserimento dati non c’è n’è. O meglio, ci sará ma sarà una parte minima del suo lavoro, che invece sarà quello di proporre contratti… bla bla bla”. Aridaje. Continua “Vedrai che… Ops, posso darti del tu? “. Allora guarda il mio CV  e fa “Oh, sei più grande di me?! E chi l’avrebbe detto?” Seee… seee… seee. Ok. Mi dice che era già sicuro che potessi andare bene e che potevo presentarmi venerdi mattina. Mi avrebbero fatto il contratto e avrei avuto l’alloggio. “Non accetto un no come risposta! Mi dispiacerebbe troppo! Ti vedo adattissima!”

Allora, moccioso:

A) Se continui a lisciarmi così tanto, non solo ti dico no, ma ti mando anche a quel paese;

B ) Mai e poi mai vorrei fare del mio lavoro il prendere per i fondelli le persone, neanche per tutto l’oro del mondo.

Ci salutiamo senza se e senza ma. Venerdì dovevo essere lì. Non dovevo mancare! Sì, sì, certo…

Il giorno dopo chiamo per avvisare che non sarei andata. Numero inesistente. Bon. Pazienza. Aspetterà. Con tutta la gente che prende in giro lui e quelli come lui, ben gli sta.

Ma allora è vero!!! Sono brava a maltrattare le persone!!! Iiiih… c’aveva ragione lui!!!

Tzè…


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