Quello che “TZÈ… GUARDA CHE IO LO SO…”

Di solito è grande: diciamo pure anziano. Di quelli “deve ancora nascere quello che mi prende in giro” e “io potrei essere tuo nonno, quindi taci”. Quel giorno è arrivato in negozio con l’apetto (o ape, o motore, o treruote, ecc. ecc.).

ape1Premetto che il negozio era in una zona industriale: un capannone con uno spazio enorme per parcheggio e soprattutto per la manovra dei camion. L’accesso a questo spazio era leggermente in discesa e capitava di frequente che qualcuno la prendesse un po’ troppo allegramente in entrata o in uscita, e ogni volta ci scappava minimo il parafango rotto.

Ecco: in questa pista di rally improvvisata, è arrivato il tale in questione, con il suo bel mezzo moderno e roboante.

VROOM…

VROOOM…

Arriva velocissimo e frena di botto (come a voler accennare un’inchiodata, un testacoda… boh!) direttamente davanti all’ingresso. Scende atleticissimo, entra e grida “C’è nessunooo?”

Se mi dai il tempo di alzarmi dalla sedia e venirti incontro, magari…

Io “Eccomiii”, cercando di immaginarmi al mercato del pesce mentre arrivano i pescatori che scaricano e gridano scambiandosi saluti e insulti da 50 metri. Meno male che ero da sola…

“Ah, signorina! Ma allora c’è qualcuno!”, e nel frattempo gli si chiude dietro la porta (per avere un’idea di quanto tempo fosse passato dal suo ingresso alla mia risposta). Ma andiamo avanti…

“Faccio un giro. Posso andare da solo o deve venire con me?”

Io “Faccia pure, mi fido!”, sorridendo. Lui sorvola totalmente il mio tentativo di far pace anticipato, e inizia a gironzolare. Io rimango lì a disposizione, fingendo di sistemare dei cataloghi.

“Signoriiinaaa!” (questa volta è lui che pensa di essere al mercato del pesce, e di nuovo per fortuna eravamo da soli) “Ma il prezzo su quel cartello è riferito al divano?” (l’originale era in dialetto locale, ma tralascio…)

Io, realizzando che poggiare sulla seduta il cartello con il prezzo con su scritto divano in pelle, 3 posti – prezzo esposizione non fosse abbastanza chiaro, rispondo “Sì! È il prezzo del divano che vede lì: è in promozione perché era abbinato ad un 2 posti che…”. Lui m’interrompe ridendo.

(Adoro la lingua italiana perché quando non sai come descrivere qualcosa ci sono i gesti che, come recita il famoso detto, “valgono più di mille parole”. Ed è vero! Anche in questo caso. Infatti, ecco descritta l’espressione del simpatico rappresentante della fauna locale classe ’40)

094_Gesti_8“Promozione?? Seee…. Signorina, con chi crede di avere a che fare? Le sembra che io possa credere a queste cavolate? So benissimo come funziona. È tutta la vita che faccio il commerciante, e ho venduto anche queste cose”.

Ed ecco il tocco magico…

“Quando io vendevo divani, pelli, tessuti, e arredamento in genere, forse nemmeno sua madre era nata! La vuole dare a bere a me? Questo lei lo vende a questo prezzo, che è sicuramente tale e quale a quello non scontato, e me lo spaccia per un’occasione. Questo lei l’avrà pagato meno della metà. Dai, non faccio scomodare i suoi trasportatori e me lo carico su io con l’apetto: le do la stessa cifra che l’ha pagato lei, così se lo leva dai piedi e non c’ha rimesso, dai…” e comincia a girare intorno al divano sollevandolo da un lato, per vedere se fosse facile da caricare.

Io…

beh

Boh…

No, davvero. Altro che contare fino a dieci prima di parlare…

Prendo un gran gran gran respiro e dico soltanto “No, mi dispiace! Il prezzo è quello” e lui mi guarda sbalordito e dice “Ahhh, l’hanno educata bene! Vuole tirare il prezzo!”

Io comincio a rullare come un Boeing in partenza per l’altra parte del mondo. “Beh, mi sembra sia lei che vuole tirare il prezzo, non io…”

Lui “Iooo? Io le ho proposto il prezzo reale e lei sta facendo il suo lavoro, cercando di vendermelo al prezzo che le hanno detto i suoi capi: quindi è lei che sta tirando il prezzo”.

Di nuovo…

beh

Ci riprovo “Io non posso venderglielo al prezzo che dice lei. È quella la cifra. Se le sembra troppo, e vuole spendere meno, possiamo vedere un’altra soluzione da catalogo che si avvicini di più al prezzo che vuole spendere lei” (ma da dove arriva tutta ‘sta pazienza in quei momenti?)

Lui, ridendo “Da catalogo? A me che le ho detto pure che sono esperto del settore? Si figuri… Se ordino qualcosa, chissà cosa mi arriva poi… Minimo una robaccia cinese che manco gli somiglia! Ma signorina, le sembra che io abbia tempo da perdere?”

Silenzio, mentre stringo i denti per trattenere la risposta…

Lui borbotta qualcos’altro di incomprensibile, mentre gira i tacchi e se ne va.

E finalmente “Sììì, assolutamente sììì, mi sembra eccome!!!”

Per la cronaca: il divano l’ho venduto nel fine settimana seguente 😉 E con una soddisfazione indescrivibile! 😀


IMPORTANTE: Nessun cliente è stato maltrattato o ferito durante questo racconto. È e rimane solo un racconto, per condividere il punto di vista di chi sta dall'altra parte della scrivania: il cliente ha sempre ragione, ma a volte questa frase viene presa un pochettino troppo in parola...ed io ci scherzo su.

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