Quella che “MIO FIGLIO È FATTO COSÌ”

Premetto che io non ho figli e quindi ogni argomento che segue verrà affrontato nei limiti della mia inesperienza: quindi mi scuso con le mamme. Da parte mia, credo comunque di avere un po’ di buon senso e lo userò per commentare le vicende: penso che tanto basti, no? Oh, poi se qualche mamma vuole aiutarmi a vedere la cosa in maniera diversa…ben venga!!! 🙂

Qualche anno fa, vecchio negozio. E per la felicità di tutti i bambini che son passati, anche tanto spazio di passeggio, corse e giochi tra i box di esposizione. I genitori ovviamente erano meno felici perché non riuscivano a tenerli calmi: considerazione valida per quasi tutti. Oggi vi racconto di una di queste eccezioni, e di un’altra che non so in che categoria inserirla.

Io ho sempre pensato che all’ingresso del negozio ci fosse una molla. Una cosa tipo lo starter del flipper: quella leva che si tirava e che, quando la lasciavi, spingeva via la pallina ed iniziava la gara… Ecco, quella. flipperSecondo me all’ingresso del negozio ce n’era una che funzionava sui bambini. Li vedevo arrivare attraverso la porta a vetri tenendo tranquillamente e pacatamente la mano della mamma, ma appena questa si richiudeva alle loro spalle, i bambini partivano indemoniati lasciando la mano e iniziando a correre all’impazzata e gridando. Proprio come la pallina del flipper. E quando arrivavano ai box delle camerette, con tutti i giochi e i colori a loro disposizione, era come quando la pallina rimbalzava sotto il funghetto e ad ogni blink salivano i punti alle stelle. Alcune volte a tutto questo si aggiungevano i salti sopra ai letti e ai divani, con le scarpine “sante” e le mani sporche. Soltanto alcune volte, purtroppo, seguiva un rimprovero e una richiesta di scuse. Altre volte, invece, c’era lo sguardo rassegnato della mamma e il suo commento tipico “Eeeeh, che ci devo fare, mio figlio è fatto così!”

Sì, ecco. Mi dispiace per te che tuo figlio è fatto così ma non è che per caso lo faresti gentilmente smettere? Fai qualcosa affinchè qui dentro, “a casa di altri”, non faccia così? Grazie.

Invece il commento proseguiva “Vabbè, almeno siamo liberi di parlare un po’ di ciò di cui ho bisogno! Se fossero qui vicino, non starebbero fermi e non riusciremmo a discutere”, con sorrisino ammiccante al seguito. La mia freddezza (risultato di incredulità e autocontrollo a livello ottimo) non sempre veniva percepita, e quando funzionava portava a “Se sporca o rompe qualcosa, lo ripago eh!” Ce mancherebbe, signò! Pensava pure di scamparsela?

Purtroppo la mia posizione era ed è molto molto complicata in quelle situazioni: da una parte sai che devi fare gli onori di casa, che non è corretto quello che fanno, che ti fanno incavolare, e che poi il direttore se la prende – giustamente – con te; dall’altra c’è che sono clienti e che con loro devi mantenere un certo tono sempre e comunque, sia perché sono la tua prima pubblicità, sia perché non è tuo compito metter bocca e giudicare – che poi, di nuovo, il direttore se la prende giustamente con te. Quindi? Quindi ci vuole una gran forza a mantenere il controllo e a volte ho risposto, magari dopo aver contato fino a 45, oppure sono stata zitta e ho sorvolato, occupandomi di sistemare il sistemabile una volta che andavano via.

Ma non sempre è stato possibile…

Come quella volta in cui il bambino ha voluto fare Messner nella libreria di un soggiorno in esposizione.

messnerCome al solito, entra la mamma con il figlio per mano: apre la porta, la richiude e il bimbo schizza via… Corre a destra e sinistra, gridando e saltando. La madre esordisce con il solito “Eeeeh, mio figlio è fatto così!” Questa volta ho troncato il discorso già da questo momento, chiedendo direttamente di cosa avesse bisogno. Ci accomodiamo, mentre nel negozio continuano a echeggiare le grida e i tonfi del bambino che si dimenava da tutte le parti. Avevo messo in conto di dover ripassare tutto il negozio da cima a piedi una volta che si fossero allontanati, ma tant’è. Per quanto riguarda il farsi male, vedevo la mamma tranquilla a ogni tonfo, e io più che dirle “Andiamo a vedere?” non potevo fare. Sarei andata oltre quello che mi compete: sarei stata invadente. Avrei rischiato di umiliare la mamma. Mi sarei messa contro una cliente. Che cavolo devo fare?! Un dramma ogni volta…

A un certo punto, non l’ho più sentito. Mi sono doppiamente preoccupata e, rischiando di mettermi contro la mamma, mi sono alzata dicendole “Penso sia il caso di andare a vedere come mai suo figlio non grida più”.

Lei, infastidita, risponde “Per un attimo che si era calmato…”

Io, senza parole, continuo per la mia strada e, avvicinandomi ai box di esposizione, sento un rumore strano: raggiungo lo spazio da cui sentivo arrivare il rumore e trovo il bambino arrampicato sulla libreria, che stava cercando di salire ancora. Mi è partito un grido “Nooo!!!” Nel frattempo che io mi avvicino subito a lui mettendo le mani sulla libreria, sopraggiunge la mamma.

Ridendo, dice “Eccoti qui! Ma che uragano che sei!” E rimane ferma lì.

Io, senza spostarmi e spingendo la libreria a muro, “Signora, la libreria non è completamente fissata al muro, potrebbe cadere con tutto il mobile addosso! E potrebbe scivolare!!! Non c’è spazio per i piedi! Lo prenda! Lo faccia scendere!”

La signora, scocciata, si avvicina e fa un cenno al bambino “Dai scendi, su, che sennò rovini tutto il mobile e mamma deve pagare”.

No, beh, veramente…Cioè. Ehm. Vabbè. Lasciamo perdere.

La signora prosegue “E comunque i mobili devono essere messi sempre in sicurezza, eh. Che modi sono, scusi? Potrebbe cadere addosso a qualcuno! È pericoloso!”

Io “Signora, i mobili sono in sicurezza: di certo su una libreria non è previsto il peso di qualcuno che ci sale sopra. E’ fatta per reggere libri. Per quanto sia fissata al muro, non è il caso di provare a salirci su”

La signora “Eeeh, prima o poi mio figlio si farà male e solo così capirà che non deve farlo”

Dirglielo tu, no???

keep-calm-and-santa-pazienza

Poi c’è stata quella volta in cui non sono riuscita a dire niente. Ha superato ogni mia aspettativa e son rimasta senza parole.

Giovane mamma con bimbettina sulle braccia: un frugoletto rosa dolcissimo e buonissimo. Ci sediamo per parlare un po’ della cameretta che voleva comprare, di cosa voleva ci fosse, di cosa non voleva, del colore, del tipo, ecc. Mentre parlavamo, vedevo lei rimbalzare questa bambolina rosa seduta prima su una sua gamba, poi sull’altra, e poi su quella di prima, come se le pesasse o le desse fastidio. Quindi le propongo di utilizzare la sedia che aveva di fianco, togliendo la sua borsa che poteva essere appesa nell’apposito gancio; così sarebbero state anche più comode. Lei si ferma. Mi guarda come se le fosse venuto in mente qualcosa, poggia la bimba sulla sedia e mi fa “La guardi un attimo…”

wtfQuesta credo sia stata anche la faccina e il commento della bimba stessa, oltre che il mio.

Esce dal negozio. Aguzzo l’orecchio per sentire il rumore della macchina semmai se ne andasse proprio, ma per fortuna sento gli sportelli e poi la porta del negozio.

Fiuuu…

Torna da noi, la prende, la mette su un divano in tessuto (dell’esposizione), si siede con lei e sul tavolino da caffè (dell’esposizione) poggia la sua borsa con le cose per la bimba. Inizia a tirare fuori giocattoli e biberon (!!!), e dopo averla lasciata lì con il suo mangiare sbrodolante sul divano, si alza e va verso la mostra. Non riuscivo a capire cosa si stesse inventando ancora e non sapevo più che pensare finchè non la vedo tornare con le braccia piene di roba presa dai box delle camerette: peluche, giocattoli, libri per bambini. Tutto senza chiedere un mezzo permesso, e soprattutto per portarlo ad una creatura di sì e no un anno che, secondo lei, avrebbe dovuto distrarsi con quelle cose, per giunta da sola e sul divano della mostra!

“Signora, però faccia attenzione al mangiare e alle scarpe per favore. Il divano è in tessuto ed è in esposizione…”

Risposta: “Ma come??? Dite tanto che sono facilmente lavabili!!! Allora non è vero, eh?”

Io non sono riuscita a rispondere. Se qualcuno sa cosa avrei potuto rispondere, mi scriva pure che me lo segno per la prossima volta.

Attenzione che deve essere una risposta gentile, non arrogante, non presuntuosa, non umiliante, non antipatica, non deve incattivire il cliente, deve salvaguardare il divano e la pubblicità del negozio. Grazie a chiunque sappia trovare una risposta adatta al caso…

Un’idea!!! Dopo averle risposto in malomodo, potevo far intervenire la mia collega con un bel “Mi scusi, ma sa, la mia collega è fatta così…”

😉


IMPORTANTE: Nessun cliente è stato maltrattato o ferito durante questo racconto. È e rimane solo un racconto, per condividere il punto di vista di chi sta dall'altra parte della scrivania: il cliente ha sempre ragione, ma a volte questa frase viene presa un pochettino troppo in parola...ed io ci scherzo su.

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