Quello che “E SE IO…”

Anche detto “l’uomo del congiuntivo”, è solitamente un single, giovanotto, che ci tiene a precisare di essere “single per scelta” e che ogni occasione è buona per mettere in evidenza che lui da solo sta meglio di qualsiasi suo amico accoppiato, che non ha bisogno di una persona al suo fianco, che ha gusto, soldi, tempo libero…

Ce n’è uno in tutte le famiglie, in tutte le comitive, e di conseguenza ovviamente anche nei negozi. La versione che ho conosciuto io ha anche una caratteristica in più che rende il tutto più disarmante: il costante, recidivo, ai limiti del “cefaiappostaallora” arrivo in negozio alle 19.30…

Congy (abbr. l’uomo del congiuntivo), è entrato in negozio alle 19.30 di un giorno qualunque: alla sua vista, il direttore del negozio mi chiama subito al numero del mio interno per dirmi “se chiede di me io non ci sono…”. Oibò.
Eccolo là: ragazzotto, sulla quarantina, andamento lento e sguardo tra il sovrapensiero e il cantante neomelodico durante il pezzo drammatico. Mi aspettavo mi chiedesse del direttore, visto che ne era così sicuro lui stesso, e invece mi dice che voleva vedere un pò di cose, e aveva bisogno di un progetto. Dico a me stessa che tutto sommato non sembrava male: un tipo pacato…che c’è di male? (Ore 19.30).

Non l’avessi mai pensato….

-Lo accompagno all’interno dello showroom per fargli vedere un pò il tipo di prodotto che tratta il negozio, e nel tragitto gli chiedo un pò di cosa avesse bisogno, se aveva le piante con sè per dare un’occhiata nel dettaglio alle soluzione che potevano fare al caso suo…
Beh…
Dico solo che nell’aspettare le sue risposte a questo paio di domande, abbiamo finito il giro dei 1000mq.

Io: “Abbiamo questo, quest’altro…e poi questo..che si può fare così e cosà…Tu di cos’hai bisogno di preciso?”

….sospirone come se fosse stato in apnea da 10 minuti….15, 20 secondi di silenzio e poi “Cucina. Un pò tutto”
Io, visto il suo sospiro, ho cercato di evitare domande che potessero farlo soffrire troppo: “bene dai allora mi farai vedere un pò dalla pianta di casa tua cosa ti può servire e che spazi vuoi organizzare! Hai disegni con te?”
Riparte il movimento lento della testa che si gira verso di me a ritmo di bradipo, sospirone post apnea, e “si”

Oh signur…
Ore 19.50.

Io: “ok. Andiamo nel mio ufficio, così fotocopio la tua pianta e appunto un pò di cose che mi dirai tu circa quello che preferisci per la cucina, la camera, il soggiorno..”

Lo vedo girare la testa verso di me .. “suspance….che avrà da dirmi?!” …sospirone post apnea…”eccolo eccolo!!!” e dice “no il soggiorno no”.

Gosh.

Nel frattempo sento “fuggire” il mio direttore che escogita un modo per non farsi vedere, e poco dopo mi trilla il cellulare ed era un suo sms: “scusami ma dovevo andare via subito! Chiudi tutto tu?? Auguri…” Eh???!

Ore 20.00.

Io continuo. “Ok, soggiorno no. Intanto cominciamo con la cucina ok? Ho visto che ti era piaciuta questa e così e cosà quindi ti posso fare un preventivo così e cosà..” solitamente sono cose che chiedo, ma con lui e le sue risposte telegrafiche e leeeeente, temevo che mi sarei persa e quindi ho usato la tecnica di porre le domande in modo che potresti rispondermi anche solo si o no. “…ci ridiamo un appuntamento per domani che ora devo chiudere? Così ti faccio trovare anche già qualche disegno fatto per avere un’idea più chiara. D’accordo?” e lui questa volta solo con il tempo del sospiro mi fa “si si mi va bene!”

Io: ” a che ora ti va bene?”

Azz…nooo….

-

Sospirone….pausa…e poi “beh io….” pausa.

io: “verso le 16 domani?” lo aiuto io..

Congy sospira…pausa: “no è troppo presto. Sarebbe meglio più tardi…” pausa.

Io stavolta aspetto per non sembrare assillante.

La pausa continua. Guarda l’orologio. Poi guarda me leeeeentamente e sospirando fa ” come stasera?”

Io: ” se ce la fai un pò prima sarebbe meglio così possiamo parlare un pò di più, altrimenti non fa niente e va bene le 19.30″

Ore 20.30 quasi.

Congy sospira e fa: ” e se ti chiamassi domani pomeriggio?” Non avrei mai immaginato che questo sarebbe stato l’inizio della serie di congiuntivi più lunga che mi sia mai capitata.

Io: “Come preferisci! Tanto io sono qui! Al limite se mi avvisi semmai non riesci a passare che così prendo altri appuntamenti” e intanto mi alzo dalla sedia e inizio a chiudere baracca e burattini (senza essere troppo maleducati ma a volte bisogna farlo in questo modo per far capire quello che  a parole non si sembra capire).

Congy si gira sulla sedia, mi guarda, sospira “e se me li mandassi via e-mail?” . ” eh preferirei parlarne a 4 occhi che così ti spiego le scelte che ho fatto. Poi è meglio perchè così mi puoi dire quello che non ti piace e lo possiamo modificare direttamente senza rimandarci ogni volta!”. Si alza e dice di sua iniziativa ( :O ) “Va bene, allora ci vediamo domani.” Io lo saluto e lui si ferma. Si gira e fa ” e se venissi direttamente sabato?” . Io che ormai mi sto convincendo che fosse una candid camera organizzata dal mio direttore burlone, sapendo che significa il sabato in negozio, gli dico “semmai la mattina però perchè il pomeriggio potrebbe esserci confusione e rischierei di non potermi dedicare troppo” (ore 20.40) e nel frattempo mi avvicino a lui andando verso la porta con le chiavi tintinnanti in mano. Suona il il mio cellulare: “dove cacchio sei????” il mio tesssoooro che giustamente si preoccupa, visto che ho più di mezz’ora di macchina da fare e che di solito appena parto chiamo per avvisare. Rispondo che sto uscendo e Congy forse rinsavisce “oh ti sto facendo fare tardi?” io “non ti preoccupare! Capita tante volte…” Usciamo dal negozio insieme. Chiudo. Lui galantemente mi aspetta per farmi compagnia nella buia zona industriale e poi mi saluta con un colpo di clackson. Alle 20.45.

Il giorno dopo alla fine è venuto in negozio. Alle 19.30 .

Comincio a conoscerlo un pò meglio e scopro che quello sguardo che pensavo un po’ distratto e un po’ cantante neomelodico in realtà e piu’ “iosonounmisteriosoesonossicurocheaffiscinoanchete”.  I mesi passano a suon di “tanto sono single non ho problemi a decidere. Non devo rendere conto a nessuno…io”, “io invito un sacco di amici, e amiche soprattutto, ma non intenzione di impegnarmi. A che serve? Voglio essere libero di cucinare o non cucinare, di spendere solo per me…”, e una serie indefinita di “e se mettessi il forno qui?” ” e se non mettessi affatto il forno?” “e se lo faccio bianco?” “e se prendessi quel divano?”. Io son lì per questo, per carità. A me piace essere utile, risolvere i loro problemi, a volte si arriva anche sul personale, e non mi lamento di questo: ma qui siamo su un altro piano. Come il bimbo dispettoso che vuole torturare i genitori, come le barzellette di Pierino, come una candid camera…”figlio mio! Non devi andare lì che è pericoloso! Potresti cadere” “e se io non mi sporgo?” ” è meglio che non ti avvicini comunque” ” e se io allungo il piede così?” “e se allungo solo il collo?” “e se….”

Ho reso l’idea? Ecco. Questo no. Questo è fuori quota…

Dopo mesi di incontri alle 19.30 fino alle 21 e oltre persino, dopo mille sopralluoghi a casa sua perchè ogni volta si ricordava che doveva farmi vedere un’altra cosa, dopo disegni, disegni, preventivi, e congiutivi vari, finalmente arriviamo ad un dunque: penso che dopo tutto il tempo dedicato, se non avessi chiuso la vendita mi avrebbero linciato (anche se considerando che il direttore lo conosceva già…ero un pò avvantaggiata).

Al momento del prendere accordi sul pagamento fa “e se pagassi così così così e poi voi cosà così io così…”

Eh no eh….quando è troppo è troppo…

sparare

 


IMPORTANTE: Nessun cliente è stato maltrattato o ferito durante questo racconto. È e rimane solo un racconto, per condividere il punto di vista di chi sta dall'altra parte della scrivania: il cliente ha sempre ragione, ma a volte questa frase viene presa un pochettino troppo in parola...ed io ci scherzo su.

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