Quella che “IO LO SO CHE TU NON SAI…”

Le prime due volte che l’ho vista in negozio, è arrivata con una ragazzina che le camminava dietro a testa bassa e mezzo sorriso imbarazzato e lei impettita davanti con l’auricolare bluetooth (di cui vediamo una diapositiva esplicativa sulla tipologia di apparecchio).

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Ogni volta girava per il negozio dritta come un fuso e veloce come un fulmine come se sapesse dove andare a guardare:  la prima volta quasi l’ho rincorsa per raggiungerla, salutarla gentilmente e rendermi disponibile qualora avesse avuto bisogno di indicazioni. La seconda volta l’ho aspettata fino a quando ha finito il giro dei 2000mq (con quel passo 1 sec) e l’ho “acchiappata” al varco.

La chiameremo Miranda, come Miranda Priestly, del diavolo veste Prada: me l’ha troppo ricordata. Di conseguenza la ragazzina sarà Andy, la sua sfortunata collaboratrice.

1° volta.

Miranda: “non avete le cucine???”

Io: “Buongiorno! No, non ancora. Stiamo allestendo la mostra e a breve le ri-avremo”

Miranda: “oooh, no no dai te l’ho detto non posso prenderlo io. Passaci tu che io faccio tardi dai dai su”

Io:
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Miranda: “se passo il mese prossimo le trovo?”

Io dopo aver capito che aveva risposto al telefono e non ce l’aveva con il suo amico immaginario… “siiii ma certo” Ma non ne ero affatto certa quindi aggiungo “le lascio il nostro biglietto da visita così potrà telefonarci prima di tornare a trovarci onde evitare di farle far eun giro a vuoto se poi magari per qualche contrattempo non sono ancora tutte montate…”
Miranda prende il biglietto e se ne va mentre Andy le scivola dietro come un’ombra.

2° volta.
A dimostrazione di quanto ha dato forte importanza al mio suggerimento, arriva senza aver prima telefonato: si presenta mentre stiamo montando le nuove cucine (fiuuuu…). Si fa tutto il giro, e la becco al varco: “buongiorno!! Ha visto che sono arrivate!? Venga le faccio vedere…” avviandomi verso la cucina con il montaggio quasi completato.

“no no no quando le hai tutte montate mi richiami, ok?”

A sto punto ce l’ha con me o con il suo amico immaginario?

Mi giro per cercare di capirlo, e scopro che stavolta diceva proprio a me. Le chiedo “cosa ha bisogno di vedere in particolare? Glielo chiedo in maniera tale che daremo la precedenza al montaggio di quei dettagli piuttosto che….” m’interrompe lei “si guarda vai nell’altra stanza, sopra lo scaffale, di fianco alla scatola azzurra…”. Io la guardo senza parole e comincio a contare mentalmente per calmarmi, mentre lei porta la mano all’orecchio per farmi capire che stava di nuovo parlando con l’amico immaginario.

1, 2, 3, 4….

Miranda: “diceva?”

Io: “dicevo, che se mi dice cosa le interessa in particolare potremo dare la precedenza a questo affinchè lei possa vederli e non debba rimandare ancora molto il suo preventivo…” mi ri-interrompe lei “come non l’hai trovato? Dai ma possibile che non trovi mai niente da solo? Sono sicura che quando arrivo lì io la trovo subito..”. La guardo malissimo, forse con lo sguardo più nero che riesco a fare…tipo…
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Miranda: “mi scusi, diceva?”

Io guardandola in gattesco le dico: “posso?”

Miranda: “si certo” con il tono come “e perchè mai non potresti??”

Io: ” dicevo che potremo dare precedenza a montare quello che vuole vedere lei, e che comunque intanto potremo impostare un preventivo così quando torna ha sia il prezzo che la cucina bella montata in mostra da scrutare come vuole”

Miranda: “No. Le lascio il mio numero e mi chiama quando le ha montate tutte”

E così fa. Ma io…mi dimentico. (è vero che la mia memoria è come quella di un pulcino ma questa volta è stato più per mancanza di voglia di affrontare la cosa, lo confesso)

Qualche giorno fa si è ripresentata in negozio: io non c’ero e parlando con la collega/titolare ha ritenuto opportuno spingere sul fatto che io non l’avessi chiamata nonostante le cucine fossero montate e che era passato ormai un pò di tempo. Lei a questo punto pensa bene di prendere l’appuntamento per farla tornare quando c’ero io per parlare con me. Ma che gentile…
Parliamo al telefono il pomeriggio prima dell’appuntamento per farmi dare le indicazioni necessarie per realizzare il preventivo (e per un attimo ho realizzato che questa volta c’ero io dentro quell’auricolare bluetooth: chissà se era in qualche altro negozio in quel momento?) : “vorrei la cucina sul lato corto e poi le colonne nella parete di fronte”. Perfetto….eseguo.
L’indomani arriva lei: senza auricolare e senza ombra!!! woh

Le faccio vedere il progetto e quando inizio a spiegare mi dice di voler sapere prima il prezzo. Oibò. Va bene. Le dico il prezzo,  e cerco di andare avanti: ” qui ho fatto così perchè così e cosà…e poi bla bla…”

Miranda m’interrompe: ” si ma io volevo la cucina ad angolo qui e qui e mettere questo qui e qui”

Io pensando: “eh no bella mia, mi avevi detto di volere la cucina da un lato e le colonne di fronte: questo a casa mia significa che stai parlando di due pareti l’una di fronte all’altra e non hai mai detto al parola angolo. Non diciamo baggianate per cortesia!!!!”

Dico indicando gli elementi direttamente sullo schermo del PC: “lei dice questo di qua e questo di qui?” e lei appoggiando la schiena alla sedia, sospira e fa “c’ho un sacco di idee mamma mia “.

Io, cercando di non usare termini inopportuni e offensivi cerco di farle capire che in quel modo non poteva andare per motivi proprio di funzionalità.

Lei:antipatica-carriera-up-il-magazine ” ma non è possibile! Io che sono stata in cantiere già diverse volte, ho fatto un sacco di prove con gli scatoloni e come dicevo io ci stava benissimo. Ci entra tutto e funziona. Non so perchè a lei non ci entra …”

Io: “di entrare ci entra: è che non funziona!”

Miranda: ” Ma sicura di aver capito bene cosa intendo? Sposti quello sportello da li a lì, no?”

Io: “signora così non si apre”

Miranda: “mmmh e allora proviamo così!”…si alza per avvicinarsi allo schermo del PC e nel frattempo dice “mamma mia dovevo fare l’architetto io. Ho un sacco di idee..la mia fantasia non si ferma mai. Ehhh sarà per la prossima vita”

Io mi trattengo da qualsiasi risposta e da qualsiasi pensiero. O almeno ci provo

Miranda mi illustra la sua idea ma quando le faccio capire che in quel modo avrebbe dovuto fare a meno di cassetti, di tavolo e sedie e le sarebbe costato tutto di più perchè c’erano un sacco di modifiche, si ferma: finalmente riesco a ritagliarmi un pò di spazio per spiegarle perchè ero arrivata alla mia soluzione e l’unica altra versione che vedevo possibile per andare incontro alle sue richieste senza sacrificare nulla. Mentre mi metto a disegnare spostando i vari pezzi, lei incrocia le braccia e borbotta “guarda eh che adesso arriviamo a quello che dicevo io…”

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Giro, sposto, cambio, inverto. Ecco la soluzione alternativa che comunque comporta sacrificare quasi ogni zona lavoro della cucina e quindi mi sembra fortemente un controsenso. Le spiego il perchè e il percome questa soluzione le complica la vita e le costa di più. Lei in silenzio la vedo riflettere guardando il disegno. Nel frattempo entra Licia, la mia collega, per fare una fotocopia e assiste alla scena migliore.

Miranda: “ma quel frigo lì che hai disegnato è troppo piccolo!”

Io: “no no! è standard: anche il frigo a libera installazione è da 60cm. A meno che non pensa di comprarne uno all’americana…”

Miranda: “non esiste il frigo freestanding da 60cm. Io lo so per certo”

Licia interviene: “no no tranquilla signora, le confermo che esiste eccome. Anzi! La maggior parte è da 60cm: è la profondità che è maggiore rispetto a quella dei frigo ad incasso”

Miranda, con l’espressione “ma questa chi l’ha chiamata???”: “Io dico la larghezza, no la profondità”

Licia se ne va e poi si ferma dietro la porta vetro facendomi le facce mimando una pugnalata al collo.

Miranda prosegue: “l-a-r-g-h-e-z-z-a…eeehhh fff” mimando il senso di larghezza con le mani.

Io faccio finta di nulla e attendo che prosegua lei.
Infatti “va bene, ora vado che è tardi e dovrete chiudere. Mi prendo il preventivo e se mi sente vuol dire che ho deciso di acquistarla qui”

cervello einstein studio prova genio intelligenza

Si accettano scommesse…


IMPORTANTE: Nessun cliente è stato maltrattato o ferito durante questo racconto. È e rimane solo un racconto, per condividere il punto di vista di chi sta dall'altra parte della scrivania: il cliente ha sempre ragione, ma a volte questa frase viene presa un pochettino troppo in parola...ed io ci scherzo su.

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