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Il mugugno ci salverà

E’ da (solo) un mese (quasi due ormai) che siamo qui.

Sì, sì lo so, ancora tutto è lecito, e mi è permesso di non sentirmi a mio agio con una lingua tutta di consonanti e “ssshhhh”.

Però, è strano e tanto tanto limitante: sembra di camminare con un vespino con il paravento tutto appannato che non fa vedere niente! Di sicuro l’obiettivo è di riuscire a spannarlo ben bene: certo che se questi qua mi complicano la vita appena mi metto in strada…

Germania – Nordrhein-Westfalen – Neuss.

Livello di tedesco: boh.

Secondo alcune scuole sono a livello 2, 3: ok, effettivamente non sono a zero ma sulla comunicazione decisamente sì.

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Pssst! Ehi, tu! Ne capisci?

Difficile posizionare questo articolo. In teoria non farebbe parte di nessuna di queste sezioni a disposizione ma lo inserisco qui, dove si parla di clienti “speciali” anche se stavolta anch’io ero cliente.
Supermercato, reparto frutta.
Come al solito ero andata per prendere una cosa soltanto, ma tempo di entrare e attraversare due, tre corsie che già sembravo un giocoloriere alle prime armi.
Busta di latte, barattolo di marmellata, busta di insalata, due sacchetti di surgelati… tutto di diverso peso e di diversa forma. E dovevo ancora prendere la confezione di fette biscottate, motivo per cui ero andata a far la spesa.
Mi trovavo al reparto verdure dopo aver preso l’insalata e mi fermo a pensare a come incastrare tutto al meglio per poter anche aggiungere, alla piramide di prodotti che già avevo nelle braccia, la confezione maxi di fette: inconsciamente lo faccio guardando le cassette di mele. Forse in cuor mio speravo che qualche Melinda mi potesse aiutare?
In quel momento sento una voce “oh, te ne intendi?”

Oh signur! La voce di Melinda? Paura! Sgrano gli occhi per capire se fossi impazzita, e nel frattempo “Che dici? Eh? Che dici?”

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Colloquio con la banda Bassotti

banda-bassottiTutto serve per fare esperienza: e se tanto mi dà tanto, il colloquio con la Banda Bassotti vale doppio! Ne ho beccati 2, nascosti dietro nomi diversi per lo stesso obiettivo: reclutare imbroglioni.
E’ successo in un periodo in cui battevo a tappeto ogni sito, ogni agenzia, ogni link che mi sembrava minimamente interessante per la mia ricerca di lavoro: uno di questi, con il senno di poi, non lo consulto più (non solo per questo motivo), ma allora era uno di quelli che cliccavo tutte le mattine. Caffè a sinistra, biscotto in bocca e mouse sulla destra, con la rotella impazzita su e giù per controllare i nuovi annunci. Mi avevano detto che era importante beccarli appena usciti. E io avevo preso il consiglio in parola.
Una mattina trovo un annuncio che recitava così: “Nuova azienda cerca personale per ruoli tecnici e amministrativi. Inviare CV specificando per quale settore ci si propone”. Bene. Seleziono il mio CV in versione generica e invio. Il pomeriggio stesso mi chiamano. “Accipicchia…ho fatto centro!!!” Colloquio il pomeriggio successivo alle 15.30. Nell’annuncio, di fianco al recapito telefonico (cellulare) e all’email, c’era il nome dell’azienda: curiosa come una faina, corro su internet a cercare informazioni al riguardo.
“Azienda tal dei tali…mmm niente. Allora…azienda tal dei tali a giodisseatown… mmm… niente. Mmm. Niente. Niente? Bon, sarà talmente nuova che non c’è ancora su internet…” Lo ammetto, non ci ho creduto nemmeno io quando l’ho pensato, ma la voglia di sapere che non era una fregatura era talmente tanta che me la sono fatta andare bene.
Il giorno dopo vado lì.

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Quella che “PORTO LA MIA AMICA, LEI SÌ CHE NE SA…”

Dal mio ufficio, per com’è posizionato rispetto al negozio, non vedo chi arriva, non vedo chi entra… posso solo sentire: la porta che si chiude, i passi, le voci. È divertente ogni volta “giocare” a indovinare le fisionomie, il tipo di cliente e soprattutto quello di cui può aver bisogno, prima di raggiungerli e vederli. A volte indovino, a volte no… ma ci sono volte in cui mi rendo conto che sarebbe stato impossibile riuscirci. Quello che racconto oggi è un caso di questi.

insegnPersonaggi principali: Rita Pavone (la cliente piccolina, frenetica, poco paziente, scattosa, euforica, e che deve comprare la cucina) e la Dott.ssa Marisa Ricci di College (l’amica che ne capisce….).

Sento la porta aprirsi e chiudersi, e a seguire il vociare di due signore. Una che dice “Quant’è bella questa lampada?! Ma sarà l’originale? – click click – non funziona! Vabbè, sarà finta. Anzi no, forse non è collegato il filo. Vedo dove va il filo… da qui… va qui, poi va qui…”: era una cliente alquanto irrequieta, interessata ai complementi di arredo. La sua amica, con fare serafico risponde alla sua prima domanda “No, ma certo che non è l’originale… si vede lontanto un chilometro”: era una cliente calma, tono maestrina.

Mi avvicino per riceverle, e sorridendo lancio il mio solito “Buongiorno! Benvenute! Posso aiutare?”

Rita, piccolina, con jeans, scarpe da ginnastica, taglio corto sbarazzino, chewingum, molleggiatissima, mi fa “Ciao! Siamo venute per una cucina” – ecco, ho perso – “Ho poco spazio, quindi so già che non mi ci va nulla, ma vorrei riuscire ad inserire comunque una composizione originale”, e mentre parla già zompetta verso la cucina più accessoriata, moderna e costosa che abbiamo in negozio. “Tipo questa… non ci andrà mai a casa mia”.

Io prendo fiato per dire “Ma anche se ha poco spazio non vuol dire che deve scegliere una cucina standard! Ce l’ha le misure che facciamo una prova?” ma la sua amica mi batte sul tempo, rivolgendosi a lei con voce composta, occhialino con catenella, e abitino da signora “Ma tu la puoi comporre come vuoi! Ci sono tanti pezzi a disposizione! Nei tuoi 3,10 metri entrano 5 pezzi da 60 cm”.

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